Nel discorso d'apertura della Frankfurter Buchmesse di quest'anno, tenuto da Orhan Pamuk, lo scrittore cita un aneddoto interessante. Dice che, quando stava cercando un editore per il suo primo libro, un famoso scrittore turco gli chiese come mai non avesse continuato a fare il pittore (la pittura è stato il primo amore di Pamuk). Il famoso scrittore argomentava, infatti, che i dipinti non hanno bisogno di traduzione! E (traduco a braccio dall'inglese) «nessuno tradurrebbe mai un romanzo turco in un'altra lingua e, se pure qualcuno lo facesse, nessuno che viva in un paese straniero sarebbe abbastanza interessato da leggerlo».
Pamuk dice anche che oggi la situazione è cambiata e c'è un maggiore interesse verso la cultura e la storia turca.
Ma l'argomentazione di fondo è interessante, la trovo sostanzialmente vera. Il mercato editoriale italiano (e non solo, credo) è affetto da anglofilia, diciamo pure americanofilia. La maggior parte delle traduzioni esistenti sul nostro mercato riguarda libri di questo ambito culturale e linguistico. Poi abbiamo, ovviamente, i libri italiani, e quelli delle maggiori lingue europee: francese, spagnolo, tedesco, anche se non così tanti, in proporzione.
Ma quanti turchi, a parte Pamuk? Quanti, che so, finlandesi? Quanti sloveni? Cechi? Romeni? Indiani? Thailandesi? E via dicendo, fate voi.
Naturalmente non sto dicendo che non ci siano ben individuati interessi, da parte delle case editrici (vedi Iperborea per la letteratura scandinava, Forum ed e/o per quella mitteleuropea, O barra O per l'Estremo Oriente) e di singoli lettori. Ma per la maggior parte dei lettori (e, di conseguenza, delle case editrici) è così.
Mi piacerebbe conoscere il vostro parere al proposito. Leggereste il libro di un autore ungherese (per fare un esempio), o preferireste sempre prima Philip Roth, Jonathan Safran Foer, Paul Auster e via dicendo? Notare che sto facendo nomi a caso, a titolo di esempio.
Motivazioni?
*
Sempre intorno a Pamuk: se vi piace, guardatevi il suo sito perché è meraviglioso. Ci trovate qualunque cosa vorreste cercare sulla sua scrittura.
E poi, leggetevi il discorso che ha tenuto in occasione del conferimento del Nobel. Contiene interessantissime riflessioni sulla scrittura.
Qui c'è la pagina in inglese sul sito dedicato al Premio Nobel: se vi va, potete scaricarvi il file pdf in inglese, svedese, francese, tedesco o turco.
Il discorso è stato pubblicato in italiano, insieme ad altre due conferenze tenute da Pamuk, nel libro omonimo uscito per Einaudi, La valigia di mio padre.
*
Segnalazioni varie
Volete firmare l'appello al Parlamento per una legge sul testamento biologico presentato da Ignazio Marino? Potete farlo qui o dal sito di Repubblica.
Io ho firmato, naturalmente.
Leggete questo racconto profetico (speriamo di no, ma coi tempi che corrono...) di Alessandro Capriccioli.
*
Post scriptum
A un certo punto parlerò di Il mio nome è rosso. Promesso. Meraviglioso, posso anticipare. Non per tutti i palati, temo.
Pamuk dice anche che oggi la situazione è cambiata e c'è un maggiore interesse verso la cultura e la storia turca.
Ma l'argomentazione di fondo è interessante, la trovo sostanzialmente vera. Il mercato editoriale italiano (e non solo, credo) è affetto da anglofilia, diciamo pure americanofilia. La maggior parte delle traduzioni esistenti sul nostro mercato riguarda libri di questo ambito culturale e linguistico. Poi abbiamo, ovviamente, i libri italiani, e quelli delle maggiori lingue europee: francese, spagnolo, tedesco, anche se non così tanti, in proporzione.
Ma quanti turchi, a parte Pamuk? Quanti, che so, finlandesi? Quanti sloveni? Cechi? Romeni? Indiani? Thailandesi? E via dicendo, fate voi.
Naturalmente non sto dicendo che non ci siano ben individuati interessi, da parte delle case editrici (vedi Iperborea per la letteratura scandinava, Forum ed e/o per quella mitteleuropea, O barra O per l'Estremo Oriente) e di singoli lettori. Ma per la maggior parte dei lettori (e, di conseguenza, delle case editrici) è così.
Mi piacerebbe conoscere il vostro parere al proposito. Leggereste il libro di un autore ungherese (per fare un esempio), o preferireste sempre prima Philip Roth, Jonathan Safran Foer, Paul Auster e via dicendo? Notare che sto facendo nomi a caso, a titolo di esempio.
Motivazioni?
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Sempre intorno a Pamuk: se vi piace, guardatevi il suo sito perché è meraviglioso. Ci trovate qualunque cosa vorreste cercare sulla sua scrittura.
E poi, leggetevi il discorso che ha tenuto in occasione del conferimento del Nobel. Contiene interessantissime riflessioni sulla scrittura.
Qui c'è la pagina in inglese sul sito dedicato al Premio Nobel: se vi va, potete scaricarvi il file pdf in inglese, svedese, francese, tedesco o turco.
Il discorso è stato pubblicato in italiano, insieme ad altre due conferenze tenute da Pamuk, nel libro omonimo uscito per Einaudi, La valigia di mio padre.
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Segnalazioni varie
Volete firmare l'appello al Parlamento per una legge sul testamento biologico presentato da Ignazio Marino? Potete farlo qui o dal sito di Repubblica.
Io ho firmato, naturalmente.
Leggete questo racconto profetico (speriamo di no, ma coi tempi che corrono...) di Alessandro Capriccioli.
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Post scriptum
A un certo punto parlerò di Il mio nome è rosso. Promesso. Meraviglioso, posso anticipare. Non per tutti i palati, temo.





