Die Sonnenbarke
Letteratura e dintorni, di Marina Taffetani
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lunedì, 22 dicembre 2008, 17:44
Aggiornate segnalibri, link e preferiti, il blog continua su

http://sonnenbarke.wordpress.com/

Questo posto rimane esclusivamente come archivio.
link | commenti (3) | categoria:
Intermezzo
venerdì, 12 dicembre 2008, 19:10
Da quando è proibita la poesia, certamente la vita è assai più semplice da noi. Non più quella rilassatezza d’animo, né quelle morbose eccitazioni, né l’indulgenza ai ricordi, così insidiosi per l’interesse collettivo. La produttività, ecco la sola cosa che veramente conti, e davvero non si riesce a concepire come per millenni l’umanità abbia ignorato questa verità fondamentale.
Entro i limiti consentiti restano, come si sa, alcuni inni incitanti per l’appunto alle grandi opere di profitto nazionale, inni passati al vaglio della nostra benemerita censura. Ma si possono dire poesia? No, per fortuna. Essi fortificano l’animo del lavoratore senza aprire il varco alle peccaminose intemperanze della fantasia. Possono esservi da noi, per fare un tipico esempio, dei cuori afflitti dalle cosiddette pene d’amore? Si può ammettere che nel nostro mondo, consacrato alle opere concrete, lo spirito si perda in esaltazioni prive, come ognuno deve riconoscere, di qualsiasi utilità pratica?
Certo, senza un governo forte non si sarebbe potuta statuire una bonifica di così vasta portata. E tale è appunto il governo presieduto dall’onorevole Nizzardi. Forte e democratico, si intende. La democrazia non impedisce di usare, qualora sia necessario, pugno di ferro, ci mancherebbe altro. In particolare, il più acceso propugnatore della legge che ha tolto di mezzo la poesia, è stato l’onorevole Walter Montichiari, ministro del Progresso. Egli in realtà si è limitato a farsi interprete della stessa volontà del paese, ha agito appunto su una linea squisitamente, se è consentita l’espressione, democratica. L’insofferenza della popolazione nei riguardi di quel pernicioso atteggiamento della psiche era da anni fin troppo manifesta. Non restava che codificarla con precise norme restrittive, il tutto a beneficio della collettività.
Poche leggi del resto portarono così insensibile disturbo alla vita del cittadino singolo. Chi leggeva più poesie? Chi ne scriveva più? L’obliterazione nelle biblioteche, pubbliche e private, dei volumi incriminabili, si è compiuta senza difficoltà di sorta, anzi: l’operazione è stata realizzata in un’aria di soddisfatta eccitazione, quasi ci si fosse liberati di una sgradevole zavorra, finalmente. Produrre, costruire, spingere sempre più su le curve dei diagrammi, potenziare industrie, commerci, sviluppare le indagini scientifiche rivolte all’incremento della efficienza nazionale, convogliare (che bella parola) sempre maggiori energie nella progressiva espansione dei traffici, questa semmai, o concittadini, può essere poesia. Tecnica, calcolo, concretezza merceologica, tonnellate, metri, mercuriali, valori del mercato, sano realismo delle manifestazioni artistiche (qualora siano ritenute indispensabili), evviva.

Da Dino Buzzati, Sessanta racconti, Milano, Mondadori, 1958.

*

Questa settimana vi lascio come spunto di lettura l'incipit di "Intermezzo", uno dei Sessanta racconti di Dino Buzzati (libro vincitore del Premio Strega nel 1958). Uno dei migliori scrittori di racconti che l'Italia abbia avuto.

A margine, due note per i miei affezionati (?) lettori.

Ci rileggiamo fra una settimana. Non vado da nessuna parte, ma la mia connessione a manovella dura 30 giorni, dopodiché va rinnovata. E, siccome fra una settimana vado dai miei per le feste natalizie, passerò questi sette bellissimi giorni senza rete.

Inoltre, tenete gli occhi aperti. Con l'anno nuovo, o forse già con la fine di quello vecchio, il blog cambia casa. Di traslocare non sono capace, diciamo che ricompro i mobili da zero in una casa nuova, e questa la lascio come archivio.
link | commenti (5) | categoria: spunti di lettura
Il mio nome è rosso
mercoledì, 10 dicembre 2008, 19:12
copertina Il mio nome è rossoOrhan Pamuk, Il mio nome è rosso, Einaudi, 2001 e 2005. Traduzione dal turco di Marta Bertolini e Åžemsa Gezgin.

«Adesso io sono un morto, un cadavere in fondo a un pozzo». Inizia così Il mio nome è rosso, romanzo del premio Nobel Orhan Pamuk, pubblicato in Turchia nel 1998 e in traduzione italiana nel 2001, vincitore del prestigioso IMPAC Dublin Literary Award nel 2003.

Ci troviamo perciò immediatamente di fronte alla scena di un omicidio, sebbene narrato in maniera molto particolare: il titolo del primo capitolo è “Io sono il morto” – strano che sia un morto a parlare della sua stessa uccisione, no?

Ed eccoci subito alla prima particolarità di questo romanzo: i 59 capitoli si dividono fra 20 voci narranti, ognuna delle quali spiega ciò che accade (e, in definitiva, il mondo) dal proprio punto di vista.
E non sono solo i protagonisti del romanzo a parlare, persone in carne e ossa, ma anche, appunto, un morto, e poi vari disegni (un cane, un albero, perfino Satana) a cui il cantastorie della tradizione ottomana presta la propria voce.

Ci troviamo di fronte a un romanzo che si può leggere su diversi piani, perciò può accontentare i più diversi tipi di lettori, anche se il lettore ideale sarebbe ovviamente quello che sa vedere tutti i piani contemporaneamente, che sa godere di tutti questi piani.

Uno dei piani è senz’altro il giallo, il romanzo “poliziesco” sullo stile del Nome della rosa.
C’è un miniaturista assassinato (o meglio, un doratore), un assassino che parla senza mai far capire chi sia, un uomo che deve investigare sul delitto, altrimenti non potrà essere veramente il marito della sua amata Åžeküre.

Ed eccoci al secondo piano della narrazione: una storia d’amore.
Nero è stato in esilio volontario da Istanbul per dodici anni, dopo che suo Zio Effendi, padre della bellissima Åžeküre nonché capo miniaturista, rifiutò di concedergli la mano dell’amata. In tutti questi anni Nero ha pensato alla donna che continuava ad amare ma, non avendo un ritratto, ha finito per dimenticarne il volto.
Dopo dodici lunghi anni Nero torna a Istanbul e inizia una corrispondenza segreta con Åžeküre, grazie all’intermediazione della venditrice di corredi ebrea, Esther.

Il terzo piano, infine, è quello principale: un romanzo sull’arte.
Il sultano Murat III (siamo nell’Impero Ottomano del 1591) ha commissionato a Zio Effendi (e non al miniaturista ufficiale del palazzo, Maestro Osman) un libro per celebrare il millesimo anniversario dell’Egira. Questo libro viene tenuto segreto, tanto che i maestri miniaturisti che vi prendono parte vanno a casa di Zio Effendi di notte per miniare piccole parti di libro separatamente.
Come mai tutta questa segretezza? È presto detto: il Sultano ha deciso di provocare l’invidia dei veneziani, e proprio per questo ha incaricato Zio Effendi dell’esecuzione del libro, dato che questi è stato a Venezia ed è entrato a contatto con l’arte rinascimentale.
Ed ecco il problema: il libro dovrà essere realizzato su imitazione dei metodi europei.

Ecco così che il tema di fondo del libro, accanto e strettamente connesso alla rappresentazione della vita dei miniaturisti ottomani, si rivela essere la contrapposizione fra Oriente e Occidente.

La miniatura ottomana, infatti, nata e sviluppatasi da quella persiana, si rifà alla tradizione degli antichi maestri; visione, questa, incarnata dal maestro miniaturista di corte, Maestro Osman, che aiuterà Nero a smascherare l’assassino.
Si tratta di una miniatura idealizzata, disegnata a memoria dopo aver imitato centinaia di volte i disegni degli antichi maestri. Solo così si potrà disegnare veramente il mondo come lo vede Allah, ed è per questo che i miniaturisti non temono la cecità a cui il loro lavoro inevitabilmente li condanna, ma anzi spesso, da vecchi, la cercano, perché solo così potranno disegnare veramente ciò che Allah vede, liberi da condizionamenti esterni.

La pittura rinascimentale europea, al contrario, ricerca il realismo del disegno, raffigura il mondo così come lo vede l’uomo, e quindi nasce l’arte del ritratto, la prospettiva, l’uso di luci e ombre.

Tutto questo per il predicatore di Erzurum, che in quel periodo va predicando per Istanbul con i suoi seguaci, è blasfemo e peccaminoso, perché non si può pretendere di stravolgere l’ordine gerarchico del mondo disegnando, ad esempio, un cane più grande del Sultano, o abbassando il punto di vista a quello del cane anziché raffigurare tutto dall’alto come lo vede Allah. Si rischia inoltre l’idolatria, perché i ritratti sono così somiglianti alla realtà che l’uomo è portato ad adorare se stesso.

In effetti, per evitare quest’ultimo peccato, l’Islam vieta la possibilità della rappresentazione umana, abilmente aggirata però dalla miniatura persiana e ottomana, commissionata da sultani e pascià e vista come semplice corollario del testo, e non rappresentazione pittorica a sé stante.

È questo, invece, che il libro di Zio Effendi rischia di diventare, ed è per questo che il doratore Raffinato Effendi, spaventato da tutte queste implicazioni, cercherà di mettere paura a uno dei tre maestri miniaturisti e verrà ucciso.

Del libro, peraltro, si potrebbe parlare ancora per ore, perché le diramazioni sono tante, ma non voglio tediarvi.

Voglio solo dire che il libro stesso si pone a metà in questa contrapposizione fra Oriente e Occidente, grazie ai mille rimandi culturali che contiene: da quello già citato a Eco, alle prospettive multiple di Calvino per quanto riguarda l’Occidente; dalla poesia persiana agli stilemi della prosa ottomana ottocentesca per quanto riguarda l’Oriente.

Tutto questo, ovviamente, non può non rimandare all’attualità della Turchia, dove un forte anelito all’occidentalizzazione si contrappone a un altrettanto forte ancoraggio al passato, fino al suo estremo di una pericolosa caduta nel fondamentalismo. Proprio come avviene nel romanzo.

Molti lettori si lamentano del fatto che il romanzo e la scrittura di Pamuk siano prolissi e pedanti. È tutto vero, ma l’effetto è probabilmente voluto, per due ragioni.
La prima è che dovremmo ricordarci che stiamo leggendo l’opera di uno scrittore turco, per quanto occidentalmente postmoderno. Quindi la tradizione è altra.
La seconda, e più importante, è che la scrittura è miniaturistica, nel senso che riflette l’oggetto del romanzo, e questa secondo me è una vera finezza.

Non dico che a tratti non sia pesante, ma dico per contro che questo libro mi è diventato amico, che mi ha tirato su quando ero triste, e che – cosa che non mi succedeva da tempo – non vedevo l’ora di tornare a casa per poter continuare a leggere.
E quindi lo consiglio, se sapete armarvi di pazienza.

*

Per chi fosse interessato, sto scrivendo un saggio su questo romanzo, ma dovrebbe avere la pazienza (di nuovo!) di aspettare un mesetto.

*

Due belle recensioni: una di Gabriella Alù e l'altra, in inglese, di Dick Davis.
L'incipit del libro su Wuz.

*

A proposito di letterature "altre", se qualcuno di voi è interessato a conoscere la letteratura turca e se lacava bene con l'inglese, questo sito offre la possibilità di leggere brani di romanzi, racconti e poesie di molti autori turchi contemporanei in traduzione inglese.
link | commenti (7) | categoria: recensioni e commenti
Brevemente da Più libri più liberi
lunedì, 08 dicembre 2008, 17:29
Ieri mattina sveglia alle 6, aspetta l'autobus che salta corse anche alle 7 di mattina (c'è sempre una spiegazione: piove c'è nebbia fa freddo fa caldo c'è traffico non c'è traffico è presto è tardi eccetera) e poi via in treno che straordinariamente arriva a Roma con 5 minuti di anticipo - ho detto anticipo, sì!
Prendo la metro e vado, e poco dopo le 10 sono al Palazzo dei Congressi.

Dunque, la mia impressione - fortissima - è che ci fosse molta meno gente rispetto agli anni passati (sono stata nel 2006 e nel 2007). Ma non tutti concordano, anzi qualcuno ha avuto l'impressione opposta. Boh? In ogni caso, quando sono uscita, alle 16, c'era coda in biglietteria e la situazione si stava notevolmente popolando. Anche se, secondo me, sempre meno degli anni scorsi. Voglio dire, io in entrambe le edizioni precedenti ho fatto lo slalom fra la massa umana, quest'anno a parte piccole concentrazioni di fronte a qualche stand (soprattutto quelli di editoria per l'infanzia) si passava senza dover sgomitare.

Ho gironzolato piacevolmente fra i vari stand per qualche oretta, ho mangiato una piadina al volo seduta di fianco a un editore (so quale, ma non si dice) che si lamentava che questa fiera facesse schifo e che lui l'anno prossimo non ci torna, anche perché gli hanno rubato il posto. Poi ho scambiato due parole con Michèle e Federica allo stand di Biblit, e infine ho chiacchierato un po' con la simpaticissima Livia.

Ho assistito a una sola presentazione, quella del libro La sciabola e la virgola, pubblicato da O barra O. Gli arabisti Giuliano Lancioni e Zouhir Louassini hanno illustrato le tesi di questo libro dal provocatorio sottotitolo "La lingua del Corano è all'origine del male arabo?". L'arabo classico, infatti, è una lingua senza parlanti nativi, poiché l'arabo è suddiviso in tanti dialetti quanti sono i paesi in cui viene parlato, cosicché un marocchino e un iracheno, pur parlando entrambi arabo, non si capiranno assolutamente. Discussione interessante, ma ero ormai un po' troppo "cotta".

In mezzo a tante conferme, la vera scoperta di questa fiera è stata Editoria & Spettacolo, una casa editrice specializzata in teatro. Un piccolo meraviglioso stand, avrei voluto tutto. Sono rimasta a bocca aperta quando ho visto che hanno pubblicato In-Yer-Face Theatre di Aleks Sierz, che non avevo idea fosse stato tradotto dall'inglese. Non solo, ma hanno anche pubblicato Oggetti da interpretare, il teatro di Martin Crimp nelle messe in scena dell'Accademia degli Artefatti, che comprende anche tre traduzioni di altrettante pièces di Crimp.
Alla fine da loro ho preso solo il Teatro di Jon Fosse, un autore norvegese che non conosco ma che mi è sembrato interessante.

Altra casa editrice interessante che non conoscevo è la sarda Aìsara, che pubblica opere di narrativa, saggistica e poesia in una veste grafica ineccepibile e accattivante. Mi è piaciuta la loro idea di creare delle cartoline per pubblicizzare i loro libri: davanti c'è la copertina del libro, dietro una breve sinossi. Belle anche come segnalibro.
Avevo letto su Liblog la recensione a Ineffabili teste d'uovo di Annalisa Ferruzzi e mi era sembrato un bel libro, perciò l'ho preso. Il libro è stato presentato proprio ieri pomeriggio, ma non ce l'ho fatta a fermarmi fino a quell'ora.

Bellissime anche molte delle case editrici per l'infanzia, e una volta di più mi è dispiaciuto non avere un cuginetto o nipotino ecc a cui regalare qualche bel libro. Soprattutto mi ha colpito Artebambini, una casa editrice che si occupa di pubblicare libri d'arte per l'infanzia. Quasi quasi ne avrei preso uno per me.

Fra le altre case editrici, conferme da varie parti, fra cui posso citare Editrice Pisani, Gorée, le mie conterranee Liberilibri e Quodlibet, Nutrimenti, Keller, Alet, (Fusi orari), Besa...

La cosa interessante è come si riconoscano subito gli editori a pagamento: grafica pessima, uno con doppio stand...
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Una solitudine troppo rumorosa
sabato, 06 dicembre 2008, 22:53
Da trentacinque anni lavoro alla carta vecchia ed è la mia love story. Da trentacinque anni presso carta vecchia e libri, da trentacinque anni mi imbratto con i caratteri, sicché assomiglio alle enciclopedie, delle quali in quegli anni avrò pressato sicuramente trenta quintali, sono una brocca piena di acqua viva e morta, basta inclinarsi un poco e da me scorrono pensieri tutti belli, contro la mia volontà sono istruito e così in realtà neppure so quali pensieri sono miei e provengono da me e quali li ho letti, e così in questi trentacinque anni mi sono connesso con me stesso e col mondo intorno a me, perché io quando leggo in realtà non leggo, io infilo una bella frase nel beccuccio e la succhio come una caramella, come se sorseggiassi a lungo un bicchierino di liquore, finché quel pensiero in me si scioglie come alcool, si infiltra dentro di me così a lungo che mi sta non soltanto nel cuore e nel cervello, ma mi cola nelle vene fino alle radicine dei capillari. Così in un solo mese presso in media venti quintali di libri, ma per trovar la forza per questo mio benedetto lavoro, allora in questi trentacinque anni ho bevuto tanta birra che questa lager formerebbe una piscina da cinquanta metri, un parco di peschiere per le carpe di Natale. Così contro la mia volontà sono diventato saggio e sto adesso accertando che il mio cervello è fatto di pensieri lavorati alla pressa meccanica, di pacchi d'idee. Una noce di Cenerentola è la mia testa, alla quale i capelli sono bruciati e io so come dovevano essere ancora più belli i tempi in cui tutto il pensiero era iscritto soltanto nella memoria umana, quella volta se qualcuno avesse voluto pressare libri avrebbe dovuto pressare teste umane, ma anche questo non sarebbe servito a nulla, perché i pensieri veri provengono da fuori, accanto all'uomo sono come i tagliolini in una gavetta, sicché i Koniáš* di tutto il mondo vanamente bruciano libri, e quando quei libri hanno registrato qualche cosa che vale, si sente solo la risata silenziosa dei libri bruciati, perché un libro come si deve rimanda sempre altrove e fuori.

* Antonín Koniáš (1691-1760), imperialregio gesuita censore, che durante la ricattolicizzazione forzata del Regno di Boemia riuscì a far bruciare circa trentamila libri, cristiani, ma non cattolico-romani.

Bohumil Hrabal, Una solitudine troppo rumorosa, Einaudi, 1999, traduzione e cura di Sergio Corduas.

*

Per questa settimana vi lascio con l'incipit di questo bel libro, che dovrei rileggere anch'io. Domani me ne vado a Roma.

Nel frattempo, vi segnalo che la meritevole Fondazione Roberto Franceschi ha ripreso un mio articolo precedentemente apparso sul blog dei Sognatori.

Infine, ho appena appreso con piacere che Neri Pozza ha pubblicato in traduzione italiana il romanzo Le nigeriane di Chika Unigwe (il titolo originale era Fata Morgana). Ho letto online diversi racconti di questa autrice nigeriana trasferitasi in Belgio, e la trovo di gran talento.
link | commenti | categoria: spunti di lettura
Le idee chiare
martedì, 02 dicembre 2008, 20:19
Fra le chiavi di ricerca si trovano sempre delle perle, ma queste due le ho trovate del tutto eccezionali:
"citazioni per donne bellisime e di successo" (si commenta da sola, ognuno la interpreti come vuole);
"dopo la presentazione del libro quali sono i complimenti da fare all'autrice" (piaciuto un sacco, eh?).
Così, per ridere.
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Letterature "altre"
lunedì, 01 dicembre 2008, 20:05
Nel discorso d'apertura della Frankfurter Buchmesse di quest'anno, tenuto da Orhan Pamuk, lo scrittore cita un aneddoto interessante. Dice che, quando stava cercando un editore per il suo primo libro, un famoso scrittore turco gli chiese come mai non avesse continuato a fare il pittore (la pittura è stato il primo amore di Pamuk). Il famoso scrittore argomentava, infatti, che i dipinti non hanno bisogno di traduzione! E (traduco a braccio dall'inglese) «nessuno tradurrebbe mai un romanzo turco in un'altra lingua e, se pure qualcuno lo facesse, nessuno che viva in un paese straniero sarebbe abbastanza interessato da leggerlo».
Pamuk dice anche che oggi la situazione è cambiata e c'è un maggiore interesse verso la cultura e la storia turca.

Ma l'argomentazione di fondo è interessante, la trovo sostanzialmente vera. Il mercato editoriale italiano (e non solo, credo) è affetto da anglofilia, diciamo pure americanofilia. La maggior parte delle traduzioni esistenti sul nostro mercato riguarda libri di questo ambito culturale e linguistico. Poi abbiamo, ovviamente, i libri italiani, e quelli delle maggiori lingue europee: francese, spagnolo, tedesco, anche se non così tanti, in proporzione.
Ma quanti turchi, a parte Pamuk? Quanti, che so, finlandesi? Quanti sloveni? Cechi? Romeni? Indiani? Thailandesi? E via dicendo, fate voi.

Naturalmente non sto dicendo che non ci siano ben individuati interessi, da parte delle case editrici (vedi Iperborea per la letteratura scandinava, Forum ed e/o per quella mitteleuropea, O barra O per l'Estremo Oriente) e di singoli lettori. Ma per la maggior parte dei lettori (e, di conseguenza, delle case editrici) è così.

Mi piacerebbe conoscere il vostro parere al proposito. Leggereste il libro di un autore ungherese (per fare un esempio), o preferireste sempre prima Philip Roth, Jonathan Safran Foer, Paul Auster e via dicendo? Notare che sto facendo nomi a caso, a titolo di esempio.
Motivazioni?

*

Sempre intorno a Pamuk: se vi piace, guardatevi il suo sito perché è meraviglioso. Ci trovate qualunque cosa vorreste cercare sulla sua scrittura.
E poi, leggetevi il discorso che ha tenuto in occasione del conferimento del Nobel. Contiene interessantissime riflessioni sulla scrittura.
Qui c'è la pagina in inglese sul sito dedicato al Premio Nobel: se vi va, potete scaricarvi il file pdf in inglese, svedese, francese, tedesco o turco.
Il discorso è stato pubblicato in italiano, insieme ad altre due conferenze tenute da Pamuk, nel libro omonimo uscito per Einaudi, La valigia di mio padre.

*

Segnalazioni varie

Volete firmare l'appello al Parlamento per una legge sul testamento biologico presentato da Ignazio Marino? Potete farlo qui o dal sito di Repubblica.
Io ho firmato, naturalmente.

Leggete questo racconto profetico (speriamo di no, ma coi tempi che corrono...) di Alessandro Capriccioli.

*

Post scriptum

A un certo punto parlerò di Il mio nome è rosso. Promesso. Meraviglioso, posso anticipare. Non per tutti i palati, temo.
link | commenti (10) | categoria: varie librario-letterarie
Romolo il Grande
domenica, 30 novembre 2008, 17:40
Romolo, ultimo imperatore romano prima della caduta dell'Impero di Occidente, trascorre il tempo mangiando e allevando polli, indifferente a tutto ciò che gli accade attorno, compreso naturalmente il crollo della civiltà a cui appartiene.

Da Friedrich Dürrenmatt, Romolo il Grande, Marcos y Marcos, 2006, traduzione di Aloisio Rendi:

Romolo Non è stata l'ambizione che mi ha spinto a conquistare il trono, ma la necessità. Quello che per te era il fine, per me non è stato che un mezzo. Se son diventato imperatore è stato solamente per concretare la mia concezione politica.
Giulia Una concezione politica, tu? E quando mai ne hai avuta una? Nei vent'anni del tuo regno non hai fatto altro che mangiare, bere, dormire, leggere e allevar polli. Non hai mai varcato il cancello di questa villa, non ti sei mai recato nella tua capitale, e le finanze dell'impero sono così completamente esauste che d'ora in poi dovremo vivere come due pezzenti. L'unica tua abilità consiste nello sconfiggere con la tua ironia ogni pensiero che miri ad abolirti. Ma che tu pretenda di esserti basato su di una concezione politica è un'incredibile menzogna. Perfino nella megalomania di Nerone e nella pazzia di Caracalla c'era più senso politico che nella tua passione per le galline. L'unica tua concezione è la tua pigrizia!
Romolo. Proprio così. La mia concezione politica è di non far nulla.
Giulia Ma questo non avevi mica bisogno di diventare imperatore.
Romolo Al contrario: solo da imperatore la mia inazione poteva avere un senso. Se un privato poltrisce, ciò non ha alcun effetto politico.
Giulia E invece se è l'imperatore che poltrisce, è tutto lo Stato che è minacciato.
Romolo Ecco, vedi.
Giulia Che vuoi dire?
Romolo Che finalmente sei arrivata a capire il motivo della mia pigrizia.
Giulia Ma è assurdo! Nessuno può negare la necessità dello Stato!
Romolo E io non nego la necessità dello Stato, ma solo la necessità del nostro Stato. Col tempo, esso era divenuto un impero universale e cioè un organismo che praticava apertamente l'assassinio, il saccheggio, l'oppressione, la rapina a spese gli altri popoli, finché non son venuto io.
Giulia Se questo è quel che pensi dell'impero romano, non capisco proprio perché sei voluto diventare imperatore.
Romolo È da secoli ormai che l'impero romano continua a esistere soltanto perché c'è ancora un imperatore. Per liquidare l'impero non avevo dunque altra scelta che quella di diventare io stesso imperatore.
Giulia Sei pazzo. Oppure è tutto il resto del mondo che è pazzo.
Romolo Ho scelto questa seconda alternativa.
Giulia Tu mi hai dunque sposata al solo scopo di distruggere l'impero romano?
Romolo Per quest'unico scopo.
Giulia E dal principio alla fine del tuo regno non hai mai pensato ad altro che alla distruzione di Roma?
Romolo Esattamente.
Giulia Allora era con piena coscienza che hai sabotato ogni possibilità che si presentava di salvare l'impero.
Romolo Proprio così.
Giulia E hai fatto la parte del cinico e dello stupido mangione per poterci pugnalare alle spalle.
Romolo Puoi anche metterla in questi termini, se ci tieni.
Giulia E mi hai ingannata, per tutti questi anni.
Romolo Di' piuttosto che tu ti sei ingannata nel giudicarmi, nel credere che io fossi solo, come te, avido di potere. Anche tu hai calcolato, e freddamente, ma il tuo conto era sbagliato.
Giulia E il tuo conto torna, invece.
Romolo Roma è prossima alla sua fine.
Giulia Tu hai tradito Roma!
Romolo No. L'ho condannata.
link | commenti | categoria: spunti di lettura
Vacanze di lettura
venerdì, 28 novembre 2008, 18:32
Ieri ho scovato questo sito. Mi incuriosiva il nome, Bibliotels. Ebbene, si tratta di alcuni hotel (per ora solo in Austria, ma presto - pare - anche in Germania, Svizzera e Alto Adige) dove si possono comodamente combinare il viaggio e la lettura. Alberghi di alta categoria, con biblioteche ampiamente fornite, sale di lettura, e tutto ciò che può far felice un lettore. Per lo più, mi pare, in mezzo alla natura o comunque in piccole cittadine (ma anche a Salisburgo, meta del turista frenetico).

Il sito, purtroppo per voi, è solo in tedesco, ma consiglio una visitina a chi conosce la lingua.

Non ho ancora deciso se è una immane sciocchezza o un'idea geniale. [Sciocchezza perché non c'è bisogno di un Bibliotel per combinare vacanza e lettura. Idea geniale perché è come andare in vacanza in una biblioteca.]

*

Comunicazione di servizio: domenica 7 dicembre sarò a Roma alla Fiera della piccola e media editoria. Ci vado da sola per una precisa scelta (così non c'è nessuno che è stanco/a - ha fame - ha freddo - ha caldo - si annoia - ecc), anche perché l'unica persona con cui avrei voluto andare non si butterà mai in una tale bolgia neanche se fosse questione di vita o di morte. Però se qualcuno va e ha piacere di incontrarmi, io sono contenta.
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La luna di Cézanne
domenica, 23 novembre 2008, 18:44
La luna di Cézanne, Annalisa MacchiaIl libro che vi suggerisco questa settimana è l'ultima silloge poetica di Annalisa Macchia, La luna di Cézanne, pubblicata da Kairòs Edizioni.

Potete leggerne un'ottima recensione qui, e un'altra qui.

Il libro, piccino ma denso, è diviso in tre sezioni: la prima, più estesa, è dedicata al mare, ed è secondo me la migliore, di gran lunga. Segue una sezione di haiku che non ho apprezzato molto, e una terza sezione che dà il nome all'intera silloge.

Vi riporto la poesia che mi è piaciuta di più, dalla prima sezione, "Sulle forme del mare".


Sabbia assolata
intrisa di mare.
Ride la bambina
sulla riva
indicando i suoi piedi:
rapiti
dal buffo dio marino.

Nel goffo sgambettare
s'impiglia la risata,
in iridati spruzzi
si dissolve.
In lampo
in déjà-vu
si ricompone.

*

Altre poesie della Macchia, dalla stessa silloge, si possono leggere qui. Qui invece trovate poesie provenienti da altre sillogi, comprese quelle, bellissime, per bambini.
link | commenti (2) | categoria: poesia, spunti di lettura
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