A questo, manca leggerlo. L'avete letto? Io l'ho letto.
In due giorni.
Firmino ti porta via con sé, e non puoi richiuderlo, una volta aperto. Almeno, se lo sai leggere.
Ho curiosato in giro per la rete, per leggere le recensioni, non quelle dei critici, ma quelle dei lettori veri, che i critici mi perdonino. Al solito, quando un romanzo vende molto, il pubblico si divide in quelli che lo amano e quelli che lo odiano.
Una nota sola, a chi dice che la metafora del "topo di biblioteca" è esausta: il libro è stato scritto da un americano. Negli USA si parla l'inglese. In inglese l'espressione "topo di biblioteca" non contempla il topo, perché si dice "bookworm". Verme dei libri.
Ora è uscita la storia del plagio. Non posso giudicare, non avendo letto il libro di Ciccarone. Leggerli entrambi e giudicare. Ricordarsi che il libro dello scrittore italiano è stato ripubblicato (e rieditato) da Fanucci dopo la bagarre, dopo otto anni dalla prima pubblicazione.
Leggere questo post, che mi sembra oggettivo, "professionale" e ben scritto (sullo stesso blog, consiglio di leggere la recensione di Firmino e quella della Bibliotecaria).
Poi, il mio parere.
Firmino è uno dei libri più belli che abbia letto ultimamente. Scusate se vi sembra un'affermazione altisonante.
Non è solo un libro su un topo lettore, è un libro sulla solitudine, come ho letto da qualche parte in rete (un qualche commento su Anobii, credo).
Firmino mangia i libri per non morire di fame, perché è il meno veloce di tredici fratelli, e la sua mamma ratta ha solo dodici capezzoli. Il primo libro che mangia è la sua culla, il Finnegans Wake. Mangia, e poi legge. E così smette di mangiarli, per leggerli.
È solo, Firmino, è un emarginato. Diverso dagli altri topi (anziché le ratte, gli piacciono le donne), pensa che lo considerino un pervertito, uno scherzo di natura. Legge per vivere. Ma si sente uomo, non ratto. E perciò è ancora più emarginato. È in un corpo non suo. Evita gli specchi perché gli ricordano che è un topo, non un uomo. Si immagina uomo. Vive nella fantasia. Immagina storie, vuole scrivere la sua. Immagina, inventa, e finisce per confondere la fantasia con la realtà, come Chuang Tzu nell'epigrafe, che sogna di essere farfalla, e finisce per non sapere più se è Chuang Tzu o farfalla.
Non è l'unico solitario-antisociale-emarginato del romanzo.
È dolce, Firmino. È dolce ma umano, dolce perché umano.
Se non sapete la tenerezza, non lo leggete.
Se non amate ciò che non sia altamente intellettuale, non lo leggete.
Se non sapete venire a patti col vostro lato bambino in un'anima adulta, non lo leggete.
In tutti gli altri casi, leggetelo. Se non vi piacerà, sarà perché non sapete staccarvi dal cervello, per leggere col cuore.






